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Visita alla Pinacoteca di Imola e al Museo di San Domenico

Tra i gioielli del centro storico imolese ce n’è uno intriso di fascino: un edificio imponente che comunica sacralità e si presta alla vivacità culturale, che sa ben coniugare l’amore per il passato e la voglia di valorizzare l’arte nel presente. È l’ex convento dei santi Nicolò e Domenico, di origine duecentesca, occupato nel secondo chiostro dall’ottocentesca Pinacoteca Comunale. Allestita qui nel 1988, la Pinacoteca di Imola vanta una cornice d’eccezione: il convento, sede dei Domenicani fino alla fine del Settecento, divenne caserma ad opera dei militari francesi e fu soggetto a diverse ristrutturazioni, curate da grandi architetti e mastri muratori del territorio.

Proprio i lavori di recupero hanno rimesso a nuovo l’antica facciata della chiesa romanica di san Nicolò, tuttora accessibile dalle sale della Pinacoteca. Sale che accolgono opere d’arte magnifiche, testimoni di molti secoli: tante epoche e tante scuole, tanti formati e qualità, tanti soggetti diversi trovano spazio nel museo, con la costante comune di avere un’origine rigorosamente imolese. Il percorso tra i vari ambienti, tutt’altro che casuale, comincia con un disegno seicentesco in cui è rappresentato l’antico assetto urbano cittadino, e continua in un intreccio appassionante tra dipinti e documenti.

Si comincia dagli affreschi quattrocenteschi, preziosi testimoni di edifici di culto perduti, e si prosegue lungo una galleria dedicata alle riproduzioni di opere un tempo ospitate a Imola, poi dirottate su altre città in seguito a vendite o dispersioni. Da qui si accede all’antico dormitorio del convento, dove i quadri a tema religioso sono disposti in base alla collocazione originaria nelle chiese di Imola: si ammirano capolavori quattrocenteschi del “Maestro del Trittico di Imola” e del veneto Pelosio, ma anche cinquecenteschi di artisti locali come Gaspare Sacchi o Innocenzo da Imola. Particolarmente interessanti i dipinti a soggetto sacro di Lavinia Fontana, vissuta tra il 1552 e il 1614, considerata dagli studiosi d’arte la prima donna d’Occidente ad aver saputo sviluppare una carriera d’artista professionista, degna di competere con gli uomini a lei contemporanei.

Proseguendo la visita si incontrano le celle monastiche che ospitano nuclei di collezioni private, e superando l’antica facciata di san Nicolò si arriva a due ambienti in cui sono raccolti i dipinti donati da privati, soprattutto dalla Cassa di Risparmio di Imola. La targa in terracotta con i santi protettori di Imola, invece, fu donata alla Pinacoteca dalla famiglia locale che si occupò del suo restauro.

Alla fine del viaggio è la volta dell’arte contemporanea: grandi nomi imolesi come Montevecchi, Taddeo della Volpe, Margotti e Germano Sartelli convivono con le creazioni di Casorati, De Pisis, Guttuso, cantatore e Tilson.

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